Sicurezza e ancora sicurezza

RLS del Comune di Firenze
Il momento che stiamo passando è grave per diverse motivazioni :

  1. l'assenza ormai da tempo e continua di un notevole numero di rappresentanti eletti dai lavoratori che non partecipano alla vita e alla gestione della sicurezza nell'Ente
  2. la scarsissima considerazione dei Datori di Lavoro rispetto all'argomento della sicurezza del lavoro che viene vissuta come un impedimento alla libera organizzazione del lavoro e un fastidio al quale dare delle risposte formali , quali documenti di valutazione sterili e non corrispondenti alle realtà dei luoghi di lavoro e alle problematiche in esse presenti
  3. scarsa Kultura della sicurezza a tutti i livelli in primis proprio dai singoli lavoratori.

CON QUESTO INTENDO MANDARE ALCUNE PAROLE D'ORDINE


SICUREZZA E' VITA PER MOLTI LAVORATORI PROMUOVIAMOLA OGNI GIORNO E IN TUTTI I MOMENTI DELLA NOSTRA GIORNATA LAVORATIVA

SOLO RECUPERANDO COME SINGOLI I GIUSTI MECCANISMI DELLA SICUREZZA SI POTRA' DETERMINARE UNA SENSIBILIZZAZIONE GENERALE

RICORDATEVI CHE I DATI RELATIVI AI MORTI E FERITI DEL LAVORO SONO PEGGIORI O EQUIPARABILI AI PEGGIORI CONFLITTI E GUERRE DEL PIANETA

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L'applicazione della legge sull'uso degli alcolici nella Polizia Municipale: problemi e dubbi sull'applicazione

Applicazione della L. 30 marzo 2001 n. 125 Legge Quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati.
In quanto appartenente agli RLS vi voglio mettere a conoscenza del fatto che ci troviamo di fronte alla necessità di capire bene se la Legge di cui sopra è di fatto applicabile per il nostro settore.


Nella Legge specificatamente non siamo citati ma all'interno di un " Intesa in materia di individuazione delle attività lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l'incolumità o la salute dei terzi, ai fini del divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche, ai sensi dell'articolo 15 della Legge 30 marzo 2001 n. 125, Intesa ai sensi dell'articol 8, comma 6, della Legge 5 giugno 2003 n. 131 . (Repertorio atti n. 2540 )" emanato della Conferenza permaanente per i rapporti tra lo Stato , le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 30 marzo 2006 n. 75, viene citato oltre alle Forze Armate, le Forze di Polizia , anche degli altri corpi armati ecc ecc
Il Concetto non è la condivisione del criterio, che ci trova d'accordo, il concetto è capire se è legittimo aplicare ai lavoratori le casistiche e le fattispecie delle Legge.

Ciao Enrico
Attendo commenti
Ce ne vorrà anche uno tecnico, e vi chiedo a chi ci si rivolge???

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Sicurezza e benessere organizzativo nella Polizia Municipale

Pubblichiamo il documento degli RLS sulla situazione della Polizia Municipale e sulle condizioni di lavoro del personale, con specifico riferimento ai problemi della sicurezza e del benessere organizzativo. Il documento, redatto il 5 aprile 2008, è stato inviato a tutti i dirigenti e assessori interessati e diffuso fra i lavoratori





Firenze 05/04/2008

Al Direttore Direz. Polizia Municipale Dott.. Alessandro Bartolini

Al Direttore Generale
Dott. Carlo Paolini

Al Direttore Direzione Organizzazione
Dott. Piero Cipriani

All’Assessorato Polizia Municipale
Assessore Graziano Cioni
Al Responsabile Servizio Centrale Prevenzione e Protezione Dott. Ing. Guido Bianchi

Al R.S.P.P. Direzione Polizia Municipale Remo Grifoni
Al Medico Competente Dott. Adolfo Pompetti

Al Coordinatore delle R.S.U

e p.c. Ai Lavoratori/trici della Polizia Municipale

A tutti gli R.L.S.


Oggetto: DOCUMENTO SULLA “SICUREZZA” E IL “ BENESSERE ORGANIZZATIVO”
ALL’INTERNO DELLA POLIZIA MUNICIPALE .

Il modo di intendere l’organizzazione del lavoro e la sicurezza del lavoro in generale all’interno di una azienda sia essa pubblica o privata , in seguito alla entrata in vigore del DLgs 626 e successive modificazioni e integrazioni, ha di fatto seguito una evoluzione lenta e complessa alla ricerca di corrette applicazioni, nuove modalità di valutazione, diffusione di tecniche di informazione e di iter procedurali operativi tali da applicare con sufficiente efficacia la materia della sicurezza all’interno dei luoghi e posti di lavoro.
Nella fase iniziale la preoccupazione fondamentale era ed è stata quella di applicare il nuovo concetto di “valutazione” sotto tutti gli aspetti tecnici, operativi e logistici, con l’analisi schematica delle singole mansioni” che era ed è elemento nuovo nel mondo della sicurezza dove si richiede, quello che è lo spirito emergente e nuovo della 626, cioè che ogni datore di lavoro prenda in esame modalità di lavoro, attrezzature, e sedi nel loro complesso e per queste definisca una valutazione dei diversi gradi di “rischio” per poi prevedere le modalità e tempi per eliminarli o per ridurli al minimo, comprendendo anche tutte le procedure di gestione delle emergenze nel senso più ampio del termine.
Pur non potendo considerarsi esaurita la sopraccitata fase di elaborazione, di fatto la valutazione è un elemento dinamico non definibile in un unico momento.
Con il passare degli anni e con l’esperienza di molte realtà lavorative diverse è emerso un elemento a suo modo nuovo che se pur previsto all’interno della 626 non è ancora stato sviluppato in modo sufficiente e esaustivo: il così detto “ rischio traversale”, che non è riconducibile ad un aspetto specifico di un singolo rischio ma è di fatto la sommatoria di tutti i rischi e la loro correlazione con l’organizzazione intesa come sensazione e condizione psicologica e psicofisica in cui ogni singolo o ogni gruppo di lavoratori si trovano a vivere operando sul proprio posto di lavoro con una ricaduta sulla sicurezza in senso più globale .
Ci premeva fare questo tipo di premessa per poter scendere nel merito di quello che, come Rappresentanti dei Lavoratori della Sicurezza appartenenti alla Polizia Municipale, riteniamo essere uno degli elementi su cui ancora si deve fare molto all’interno dei nostri luoghi di lavoro e sulla gestione delle “ risorse umane” presenti nella Direzione.
Di fatto stiamo parlando del concetto di malessere “organizzativo” che si è manifestato tra i lavoratori di tutta la Direzione, e che determina a nostro avviso una condizione di disagio diffuso che nuoce al buon andamento di un settore destinato alla elargizione di un “ servizio “ alla collettività.
Infatti il nostro ruolo è e rimane comunque quello di Ente che non produce beni materiali vendibili ad un mercato, bensì fornisce servizi alla collettività curandone il più possibile il benessere e la sicurezza. Ciò non può avvenire in modo pienamente efficace se già al nostro interno non viene mai tenuto in considerazione il concetto di “ benessere ” o “ benessere organizzativo “ come definito dalla direttiva del Ministero della Funzione Pubblica sulle misure finalizzate al miglioramento della condizione organizzativa nelle pubbliche amministrazioni .
Questo per ribadire che la vostra e nostra più grande ricchezza sono le “ risorse umane” e a quelle deve essere teso il maggior sforzo organizzativo e operativo, dove la persona viene intesa non solo come forza lavoro, ma deve essere riportata al centro dell’azione organizzativa.
Un’altra considerazione preliminare per dire che la coniugazione fra profitto aziendale e benessere organizzativo, oltre ad essere richiamata più o meno intrinsecamente dalle norme principali dell’ordinamento giuslavorista (Art. 41 Cost. e art. 2087 del C.C.), è l’obiettivo a cui far tendere l’organizzazione per una struttura “vincente”. Questo risultato si raggiunge attraverso la scelta di uno stile manageriale improntato all’autorevolezza, obiettivi proporzionati rispetto alle potenzialità della struttura, alla motivazione dei lavoratori.


Scendendo nel particolare ci pare opportuno segnalare quelli che paiono essere elementi sui quale sarà opportuno fare delle riflessioni:

• La teorica griglia della mobilità del personale, con tempistiche diverse a seconda del profilo professionale ( di fatto l’unica parte dei lavoratori in qualche modo tutelata è quella degli agenti in base all’accordo sindacale vigente), fa parte di una logica che si è dimostrata incapace di recepire e valutare mediando ( in modo particolare avendo la disponibilità mentale a farlo) le necessità dei singoli. Devono infatti essere considerati i fattori quali: la logistica del percorso casa-lavoro, le necessità familiari correlate alla gestione dei figli o anziani a carico, le situazioni di pendolarismo forzato e disagiato, la modificazione di esperienze professionali con l’abbandono di settori o reparti dove si sono esercitate professionalità specifiche e specializzate per andare a ricoprire mansioni che da tempo non venivano o saltuariamente venivano espletate. La mobilità del personale che in molti casi non ha tenuto conto di professionalità acquisite con anni di lavoro dei singoli (comprendendo anche la partecipazione a corsi formativi ) e come elemento estraneo alla questione delle risorse ma non meno importante da un punto di vista più squisitamente “operativo, organizzativo e produttivo”( in senso capitalistico) la riduzione della capacità di risposta efficace di reparti nel loro complessivo. Ogni cambiamento, implica un sforzo di adattamento da parte del soggetto coinvolto, ed è generatore di stress e lo è a maggior ragione se il motivo del cambiamento non è dichiarato.

• Logica di mobilità che ad una analisi più attenta mette in evidenza anche l’assenza di valutazione sulle peculiarità caratteriali e professionali del personale a tutti i livelli presi in esame. Inoltre è maggiormente grave tale stato di cose quando le figure professionali hanno responsabilità elevate infatti si determina di fatto malcontento tra i lavoratori e cattivo funzionamento della “macchina” che si ripercuote su tutta la struttura sottostante . La necessità che emerge è quella di garantire non la professionalità ma la sola gerarchia della struttura con il decadimento della componente di autorevolezza che deve esserci negli addetti al coordinamento. Così si creano solamente sterili figure autoritarie che devono freneticamente rincorrere obbiettivi preordinati ma che certamente non portano un contributo costruttivo e di consolidamento della condivisione di obiettivi all’interno del tessuto lavorativo nel suo complesso. Nelle strutture ordinate gerarchicamente bisogna tener conto di come una gerarchia esercitata non correttamente sia anch’essa fonte di tensioni per la complessità dei rapporti interpersonali che si vengono a creare.

• La creazione o l’organizzazione di nuove mansioni , l’allargamento di competenze non svolte fino ad oggi, l’assenza totale di una loro valutazione dal punto di vista del rischio professionale per un corretta strutturazione del servizio, il tutto legato ad una scarsa informazione presso i lavoratori è diventato ulteriore elemento di “ disagio” che spesso determina anche elementi di isolamento professionale in alcuni lavoratori che più di altri si sono dimostrati disponibili a partecipare a nuovi progetti.

• L’esistenza di una condizione specifica dei lavoratori in particolare nel turno notturno, ma non solo. Il personale infatti si trova impegnato in attività dove per rapporto numerico con l’utenza e la variabilità e la sommatoria di normativa da conoscere determina uno stato di “ tensione” definibile come uno stato di tensione antecedente al momento del servizio, durante l’attività del servizio e con delle ricadute anche successive all’effettuazione del turno .Condizione quest’ultima che viene vissuta con un forte grado di tensione perché esiste la certezza che le situazioni esterne che si vanno ad affrontare non sono state analizzate fino in fondo, che non esiste una struttura organizzativa e logistica con personale specializzato e disponibile in grado di intervenire in appoggio. Si istaura così un atteggiamento mentale tra gli operatori che si manifesta in logiche quali “ imparare a cavarsela da soli con il minor danno possibile”. Fondamentalmente non si può solo parlare di direttive e procedure calate dall’alto ma sarebbe il momento di pianificare in collaborazione ( ognuno con le proprie competenze) una analisi di quasi tutte le procedure di intervento sul territorio siano esse diurne o notturne con l’obiettivo di garantire non solo la sicurezza dei lavoratori ma anche la certezza che la struttura nel suo complesso sia pronta e rispondere collegialmente senza lasciare il lavoratore solo di fronte alla situazioni di emergenza.


Questo stato di cose concorre globalmente alla diffusione di una stato di disagio, stress fino a sfociare per alcuni lavoratori in patologie gravi e invalidanti. Stato di cose comprovato non ultimo dalla gestione e distribuzione di incarichi fatti ad alcune figure professionale quali ad esempio i Vice Ispettori dove di fatto si sono create mansioni con responsabilità a orario (dove in sostanza passa un messaggio del tipo, se è presente un Ispettore nel turno i Vice Ispettori sono utilizzati quali semplici agenti e nel caso di assenza di un Ispettore nel servizio si trovano a ricoprirne il ruolo con tutte le responsabilità connesse) con incarichi e assegnazioni spesso vuote di contenuti , data la cronica carenza di personale.
Non ultimo la contraddizione legata ad inquadramenti organizzativi diversi da quelli contrattuali, hanno determinato per alcuni lavoratori stati patologici tali da dover chiedere tramite visita medica dal medico competente di poter migrare in mansioni amministrative.( possibilità non percorribile per tutti ).
E’ inoltre da tenere presente che quello che oggi veniamo a definire come “disagio” o “malessere” tra i lavoratori porta con se anche fenomeni di distacco e disaffezione dalla propria professione elemento che diventa disgregante in qualsiasi perfetta o perfettibile organizzazione del lavoro.
Affermazione questa che ormai oggi è supportata scientificamente, riconosciuta in quelle malattie professionali classificate come “patologie di disfunzione organizzativa”(INAIL) che tanti costi socio/finanziari/sanitari riflettono a carico della comunità.
Questo nostro documento speriamo abbia quale effetto l’apertura di un confronto estremamente franco sulla gestione del personale e sulla sua organizzazione, sempre nel rispetto delle competenze di ognuno, quale momento collaborativo che fino ad oggi ha contraddistinto i nostri rapporti.

I Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza
del Comune di Firenze

Bargelli Massimo
Cipolat Enrico
Forasassi Francesco
Ferretti Vinicio
Guidotti Alessandro
Piazzini Mauro
Sieni Luca



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Nuovo intervento dei RLS sul trasloco dlla biblioteca dell'Isolotto

Alla Dott.ssa Luana Nencioni –Dirigente Servizio Quartiere Isolotto-Legnaia.
Al Geom.Massimo Moretti –ReSePP Q.4-.
e p.c. Ai Lavoratori Biblioteca Isolotto.
Alla RSU aziendale

Il 27 marzo scorso i RLS hanno incontrato i lavoratori della Biblioteca Isolotto al fine di metterli al corrente circa gli accordi presi con la dirigenza del Q 4 ed il ReSPP per le operazioni che riguarderanno il trasloco prossimo della biblioteca.


I lavoratori ed i loro rappresentanti hanno giudicato rassicuranti i punti trattati anche se insufficienti a garantire un accettabile standard di sicurezza. In particolare le modalità individuate dagli stessi lavoratori per l’esecuzione dell’intera operazione hanno messo in luce alcune criticità che ancora non paiono essere state attentamente valutate dal SePP del Q4 e dalla dirigenza. Poiché l’esperienza insegna che sono i lavoratori in prima persona i migliori depositari delle conoscenze procedurali delle mansioni che poi sono chiamati a svolgere, SI SOLLECITA il ReSPP ad ESEGUIRE AL PIÙ PRESTO quei sopralluoghi e quegli incontri con i lavoratori di cui ci è stata data garanzia. Solo dopo un’attenta analisi delle procedure lavorative il SePP potrà essere in grado di elaborare il documento di valutazione dei rischi e su quella base istruire i lavoratori al fine di ridurre al minimo gli stessi rischi. Inoltre SOLO sulla base di tale valutazione si ritiene possibile una seria previsione della tempistica in modo da non trovarsi poi, per rispettare previsioni teoriche, con carichi di lavoro inadeguati o procedure disattese che sono le più frequenti cause degli infortuni sul lavoro.
Un’altra preoccupazione emersa riguarda la copertura assicurativa per lo svolgimento di compiti che non sono propri di tutti i profili professionali impegnati nel trasloco: per fare un esempio ci si domanda se un infortunio occorso ad un addetto amministrativo per lo spostamento di carichi pesanti sia riconosciuto come tale dall’ente assicurativo. Della questione si mette a parte anche la RSU per avere una valutazione anche sul piano sindacale.
Infine si è ritenuto valido il percorso concordato con la dirigenza ed il Medico Competente per l’esame di particolari situazioni personali che potrebbero sconsigliare l’impiego di alcuni lavoratori in certe mansioni. A tale scopo si è indicato ai singoli lavoratori di rivolgersi al SePP in modo che questo possa redigere un piano per sottoporre le varie questioni all’analisi del medico.
I RLS rimangono in attesa di conoscere nel dettaglio la calendarizzazione degli interventi concordati e richiesti, ribadendo la loro disponibilità alla più ampia collaborazione per l’individuazione dei percorsi lavorativi più sicuri.

R.L.S.

Luca Sieni Alessandro Guidotti

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Gli RLS intervengono sulla nomina di addetti antincendio e pronto soccorso privi della formazione prevista dalla legge

A tutti i Datori di Lavoro del Comune di Firenze e loro SSe.P.P.

Al Direttore Generale

Al Dirigente il Servizio Centrale Prevenzione e Protezione.

e p.c. alla RSU del Comune di Firenze –suo coordinatore-.

Ai Lavoratori del Comune di Firenze.

A seguito dell’intervento dei RLS richiesto dai Lavoratori di una Direzione è emersa la procedura, che pare invalsa in tutte o quasi le Direzioni del Comune, di effettuare le nomine degli Addetti al pronto soccorso ed all’antincendio a prescindere dalla loro formazione in tal senso.

Non solo ma tali nomine, facendo leva sull’obbligo imposto al Lavoratore di accettare la designazione (guarda caso l’unico obbligo che viene rispettato in questa procedura!), non tengono quasi mai conto dell’attitudine dei singoli a svolgere tale incarico, per cui si presentano casi paradossali in cui persone che svengono alla vista del sangue sono designate quali Addette al pronto soccorso.

A parte l’evidente omissione del Datore di Lavoro che attua tale comportamento (vale appena la pena ricordare che le fonti normative contestualmente all’obbligo dell’individuazione degli Addetti all’emergenza stabiliscono quello della loro formazione) che da solo vale ad invalidare la nomina stessa, ancora una volta si dimostra come gli adempimenti in materia di sicurezza e prevenzione sul luogo di lavoro siano considerati assolti come mere formalità.

I RLS sono, prima di tutto, Lavoratori di questa Azienda e pertanto conoscono benissimo, vivendole sulla propria pelle, le difficoltà date da una situazione, non certo da loro voluta e meno che mai dai lavoratori i quali spesso stentano a comprenderla, in cui l’ente Comune di Firenze è diviso in 24 aziende con altrettanti Datori di Lavoro, così come definiti dal d.l.gs.626/94, i quali però per la formazione fanno tutti capo alla Direzione Organizzazione. Questa grottesca situazione che ripetiamo non è stata mai condivisa dai RLS il cui lavoro risulta spesso vanificato da questo “mostro di Frankenstein”, non può però essere l’alibi per delle evidenti violazioni di legge.

Andando a sviscerare la questione si vede inoltre come il problema non si esaurisca nella effettiva assenza delle figure obbligatorie degli Addetti alle emergenze ma se da una parte le nomine fatte nel modo sopra indicato mettono i Datori di Lavoro in una illusoria tranquillità per l’espletamento di un loro compito, dall’altra precipitano i Lavoratori, che si vedono piovere addosso un incarico di enorme delicatezza ed importanza, in uno stato d’ansia e senso di inadeguatezza dovuto alla mancata formazione. Nè serve ad alcuno ricordare come nel caso si presentasse la situazione, Dio non voglia, in cui è richiesta l’opera dell’Addetto all’emergenza, nessuno potrà mai perseguire una persona che non ha ricevuto alcuna formazione, né il Datore di Lavoro potrà dimostrare di aver assolto i propri obblighi semplicemente avendo nominato una figura. Purtroppo in quei casi la ricerca delle responsabilità è solo un palliativo che mai lenisce i danni causati.

È proprio per questo motivo che i RLS del Comune di Firenze chiedono che siano da subito rispettate le disposizioni di legge riguardo agli Addetti all’emergenza, in particolare si chiede che la nomina sia solo conseguente alla formazione e che VENGA PRIORITARIAMENTE ASSEGNATA AL PERSONALE IDONEO AL COMPITO nella misura in cui non presenti soggettive difficoltà ad affrontare l’emergenza.

Si richiede inoltre che le nomine già fatte in tutte le Direzioni e che ancora non siano state seguite dalla prevista formazione o, la dove previsto, dai necessari aggiornamenti, siano sospese.

I R.L.S. del Comune di Firenze




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Nuova biblioteca dell'Isolotto: gli RLS chiedono adeguate tutele per il personale impegnato nel trasloco - marzo 2008

Servizio Quartiere Isolotto-Legnaia.

Al Geom.Massimo Moretti –ReSePP Q.4-.

Al Dr.Adolfo Pompetti –Medico Competente Q.4-

e p.c. ai Lavoratori Biblioteca Isolotto.

Da un incontro recentemente avuto con i lavoratori della Biblioteca Isolotto si è appreso come il prossimo trasferimento di sede stia causando in questi lavoratori non poche apprensioni in ordine alle modalità scelte per la sua effettuazione.



Non essendo compito dei RLS giudicare sulla convenienza o meno di eseguire il trasloco con “risorse interne” non entriamo in tal merito, occorre però rammentare ai soggetti in indirizzo che ogni mansione a cui sono adibiti i lavoratori richiede l’analisi da parte del ReSePP al fine di individuarne rischi e pericoli connessi e, soprattutto, eliminarli o almeno ridurli il più possibile.

Appare evidente come l’esecuzione di un trasloco preveda la movimentazione di carichi pesanti, in maniera inconsueta rispetto al quotidiano lavoro normalmente svolto dai lavoratori interessati, e pertanto richieda da parte del Datore di Lavoro e del SePP un attento adempimento a quelli che sono gli obblighi di legge. In particolare si richiede:

· Un’adeguata informazione e formazione dei lavoratori circa le modalità di esecuzione della movimentazione dei carichi pesanti in modo corretto (vale appena la pena ricordare come la vigente normativa in materia sia estremamente precisa);

· L’eventuale fornitura dei d.p.i. la dove, a seguito dell’analisi del rischio svolta dal ReSePP, se ne ravveda l’obbligatorietà o l’opportunità.

Durante l’incontro con i lavoratori si è inoltre appreso come fra di essi vi siano alcune situazioni personali di particolari patologie mediche che limitano in parte o del tutto questi soggetti dall’espletamento di mansioni particolarmente gravose fisicamente, per tale motivo, con il consenso dei lavoratori interessati si richiede:

· La valutazione da parte del Medico Competente delle situazioni dei singoli lavoratori che accusino tali patologie, al fine di escluderli o meno dai compiti suddetti;

· Un’attenta valutazione da parte del Datore di Lavoro dei carichi di lavoro che, a seguito del punto precedente, verrebbero a gravare sui lavoratori in grado di svolgere i compiti richiesti, anche in relazione alla tempistica prevista per l’operazione.

Si ritiene importante essere riusciti a rappresentare per tempo tali istanze, in maniera da non dover imputare poi alla esiguità del tempo operazioni scorrette dal punto di vista giuridico e soprattutto che mettono a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori, nella certezza che in questo obiettivo l’organo scrivente è accomunato da tutti i soggetti ai quali questo documento è indirizzato e dai quali si attendono sollecite risposte in quello spirito collaborativi che ha sempre mosso l’azione dei RLS del Comune di Firenze.

R.L.S.

Luca Sieni

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